I gatti trovano sempre la via di casa

Incredibili storie di gatti che hanno ritrovato la via di casa

I gatti sono creature misteriose. Molti dei loro comportamenti rimangono inspiegabili e, forse, anche per questo venivano considerati sacri nell’antico Egitto. Una delle particolarità inspiegabili dei gatti è la loro abilità di ritrovare sempre la via di casa. Se non altro per farti pesare il fatto di averli smarriti, umano ingrato! 

Chilometri di distanza, giorni di viaggio, anche in autobus e sotto la pioggia, attraverso città e paesaggi sconosciuti: il gatto è l’highlander del regno animale. La curiosità ci ha portato a scovare le storie più incredibili di viaggiatori felini, ma anche qualche teoria che prova a spiegare il loro spiccato senso dell’orientamento.

Il gatto trova sempre la via di casa: il fenomeno dell’homing

Si chiama Homing, in inglese, ed è l’istinto che hanno diversi animali in natura di orientarsi e tornare a casa senza perdersi. Gli uccelli migratori, ad esempio, sfruttano rocce e paesaggi, luna e stelle, come punti di riferimento lungo il tragitto. Il salmone, torna alle acque di casa attraverso l’olfatto. Altri animali trovano il nord grazie a delle cellule magnetiche presenti nel loro cervello. I gatti? Sembrano avere dei poteri magici.

I gatti tornano a casa per istinto
In generale, i gatti hanno un ottimo senso dell’orientamento.

Francis H. Herrick fu il primo, nel 1922, a testare l’istinto dell’homing di una gatta madre, motivata a tornare a casa dai suoi cuccioli. La protagonista dello studio è riuscita a tornare a casa per ben sette volte, partendo da punti diversi tra i 2 a 5 km di distanza circa.

Nel 1954, H. Precht ed E. Lindenlaub, invece, hanno posizionato dei gatti al centro di un labirinto circolare con sei uscite equidistanti. Il 60% delle volte i gatti hanno trovato l’uscita più vicina alla direzione delle loro rispettive case.

Diversi studi confermano l’istinto dell’homing nei gatti, ma non ne spiegano il perché. 

Secondo la dottoressa Alice Moon-Fanelli, specialista del comportamento animale, alcuni gatti potrebbero essere predisposti ad avere un senso dell’orientamento migliore. In alcuni casi è l’esperienza a fare la differenza: i gatti selvatici tendono ad utilizzare più spesso questo istinto rispetto ai gatti domestici. Altre volte, può entrare in gioco l’istinto di sopravvivenza, nella ricerca di riparo e cibo, o quello materno, nel ritornare a casa dai cuccioli. 

Gatti tornano a casa per i cuccioli
Per tornare dai suoi cuccioli, la mamma gatta affronterebbe giorni e giorni di cammino!

Secondo Russell Hartstein, studioso dei comportamenti di cani e gatti, potrebbe invece entrare in gioco il sistema somatosensoriale dell’animale. Un mix quindi di segnali olfattivi e campi magnetici. Questa teoria prevede la presenza di ferro nelle orecchie dei gatti, che li aiuterebbe ad orientarsi attraversi i campi magnetici. 

Mentre aspettiamo una conferma scientifica di queste teorie, continuiamo a seguire con attenzione le storie dei gatti più avventurosi di sempre. 

Casper: il gatto pendolare

Casper era un gatto inglese. Un tipico lord felino che abitava a Plymouth con la sua fedele servitrice Susan Finden. La sua storia potrebbe benissimo essere trasformata in una serie animata Netflix. Recuperato in un centro di adozioni, Casper si rivelò fin da subito un gatto molto indipendente. Passava le ore fuori casa, per strada, senza aver paura di persone o traffico. Il nome Casper, ispirato al fantasma del omonimo film, derivò proprio dalla sua capacità di sparire nel nulla per diverse ore. 

Il gatto prende l'autobus
Il gatto in foto non è Casper, ma anche lui aspetta il bus.

Ignara fino a quel momento degli spostamenti del suo micio, Susan scoprì nel 2009 che Casper faceva il pendolare. Proprio così: ogni giorno Casper si piazzava alla fermata del bus davanti casa, aspettava l’autobus, rispettava il suo turno in fila per salire, e si godeva il viaggio. Dopo 18 km passati sul suo sedile preferito, Casper scendeva alla stessa fermata da cui era salito. La vicenda è talmente assurda che è comparsa su tutti i giornali. Se la stampa avesse potuto intervistarlo, Casper avrebbe probabilmente detto la sua sulla puntualità e pulizia della ditta di trasporto. 

Black Rat: la mamma ansiosa

Black Rat, una elegante micia nera australiana, aveva da poco messo al mondo i suoi cuccioli quando la proprietaria, Kerry Wilhelm, decise di portarla dal veterinario. Arrivata al parcheggio della clinica, a circa 30km da casa, Black Rat venne spaventata dal motore di uno scuolabus e scappò via. Kerry provò a prenderla senza successo. La micia non si era mai allontanata dalla fattoria in cui viveva, lontana dal traffico della città in cui si trovava la clinica. 

I gatti e il loro senso dell'orientamento
Mamma gatta ritrova i suoi cuccioli ovunque essi siano!

Furono giorni di ricerca e preoccupazione per Kerry, che pubblicò un annuncio dello smarrimento anche sui social. Tre giorni dopo, mentre era al lavoro, Kerry ricevette una chiamata dal marito: “hai portato tu Black Rat a casa?” le chiese. Stanca, affamata, ma desiderosa di tornare a casa dai suoi cuccioli, Black Rat era riuscita a tornare a casa da sola. 

Garfield: il micio tutt’altro che pigro

Ti ricordi Garfield, il gatto rosso dei fumetti che odia i lunedì con tutto il cuore? L’emblema della pigrizia. Ecco, il Garfield di questa storia è l’esatto opposto: un gatto di 3 anni determinato, combattivo e atletico. I suoi proprietari, Neil e Leasa Paine, decidono a malincuore di affidarlo ad un’altra famiglia. Dai nuovi “genitori” adottivi, ad Enfield in Inghilterra, Garfield però non rimane a lungo. Dopo circa un mese, fa le valigie e si incammina verso casa. 

Dopo 64 km e ben 7 settimane, Garfield arriva a casa e salta in braccio a Leasa che sotto shock lo chiama a sé riconoscendolo all’istante. La cosa più assurda è che Garfield non aveva mai messo una zampa fuori dall’uscio di casa.

Grey: il gatto leggenda

La storia di Grey è molto simile a quella di Garfield. Grey era stato portato in un ranch vicino Dallas dai proprietari Vikki ed Eugene Braun. La loro speranza era quella di dargli una vita migliore, all’aperto e lontano dal traffico della città. Beh, a Grey poco importava dell’aria pulita di campagna e delle mucche, a lui mancava casa. 

Gatto torna a casa dopo giorni
Il gatto è l’Highlander del regno animale.

“Qual è il problema,” si deve essere detto il gatto? “Mi metto in marcia e torno a casa.” In una sola settimana, Grey ha percorso più di 360 chilometri e si è infilato nella gattaiola di casa Braun. Ripeto: 360 km in una settimana!

Conclusione

Di storie simili se ne trovano tantissime in rete, alcune più emozionanti e inspiegabili di altre, ma una cosa è certa: il gatto, al contrario di quanto si dica, è un animale affettuoso che riconosce i proprietari come membri del suo branco. Prima di adottare un gatto, pensaci bene e fallo solo se hai i mezzi e il tempo per prendertene cura e volergli bene. L’amore di un gatto è impagabile!